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Giovani italiani: risparmiano e sono molto prudenti

Data pubblicazione: 18 febbraio 2026

Autore:

TrueNumbers.it per Fineco Bank
Rappresentazione visiva dell'articolo: Giovani italiani: risparmiano e sono molto prudenti
  1. Cresce più della media la quota di giovani che risparmia
  2. Nonostante le maggiori competenze finanziarie i giovani sono più avversi al rischio
  3. I millennials, invece, investono più di prima i propri risparmi in azioni o fondi pensione


IL RISPARMIO E' IN CRESCITA, SOPRATTUTTO TRA GLI UNDER 35

Investono più della media in strumenti finanziari e preferiscono fondi comuni e Sicav

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Quanti hanno investito in fondi e gestioni patrimoniali

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Fonte: Centro Einaudi


C’è una buona notizia, anche le generazioni più giovani capiscono l’importanza di risparmiare. Quasi il 60% (il 58,8% per la precisione) di chi ha meno di 25 anni mette da parte e investe soldi pensando al proprio futuro, a spese impreviste o semplicemente per avere un’entrata aggiuntiva dai rendimenti. E la notizia interessante è che è esattamente la stessa quota di risparmiatori che si ritrova nella popolazione in generale. Anche tra i 25 e i 34 anni, i più giovani che si suppone siano già entrati nel mondo del lavoro e quindi abbiano un reddito.

La porzione dei risparmiatori italiani rimane alta, del 58,1%, con la fascia d’età più “risparmiosa” che si colloca tra gli over 65, con il 60,7%.


Si tratta di dati molto significativi, soprattutto se confrontati con il passato: nel 2019 a risparmiare era solo il 48,4% di chi ha meno di 25 anni, contro una media nazionale del 51,7%. Lo è ancora di più se il paragone è con il 2015, all’uscita della maggiore crisi economica della nostra storia, perché allora i risparmiatori erano solo il 29% di tutti coloro che avevano meno di 35 anni. Il gap con il dato nazionale, del 42%, era ancora più evidente.


In 10 anni, secondo il centro studi Einaudi, è cresciuta anche la propensione al risparmio: se allora a essere accantonato era l’8% del reddito degli under 35, oggi è il 9,2% per chi ha meno di 25 anni e l’11,4% per chi ha tra 25 e 34 anni: un dato, soprattutto quest’ultimo, molto simile a quello medio italiano.

Dopo il Covid i redditi dei giovani sono cresciuti più di quelli medi


Sembrerà strano, ma dati alla mano il periodo successivo al Covid ha visto un incremento dei redditi netti disponibili che si è rivelato maggiore proprio tra i giovani. Secondo l’Istat quelli dei nuclei con persona di riferimento con meno di 35 anni tra 2018 e 2023 (ultimo anno disponibile) sono saliti del 21,4%, contro un incremento mediano del 15,1% e uno solo dell’8,2% per il segmento da sempre con maggiore disponibilità, quello dei 55-64enni.


La crescita dell’occupazione giovanile, indotta certamente anche dal calo demografico, ha favorito il risparmio delle nuove generazioni. Non a caso la percentuale di giovani che afferma di avere un reddito insufficiente o appena sufficiente è diminuita rispetto al periodo precedente il Covid: tra gli under 25 è passata dal 39,9% al 14,7%, tra i 25-34enni dal 23,9% al 16,7%, con una riduzione che ha superato quella verificatasi tra le generazioni più anziane.


C’è un cambiamento, però, anche qualitativo, che riguarda l’obiettivo del risparmio: scende la quota di quanti mettono da parte denaro per fare fronte a imprevisti e crescono coloro che guardano al futuro, in particolare nella fascia cruciale dei 25-34enni. Nel 2018, per la Fondazione Einaudi, solo il 5,1% di quanti risparmiavano lo faceva per avere più risorse una volta in pensione. Nel 2024 la percentuale è salita al 19,2%. Percentuale alla quale va aggiunta il 6,4% che è la quota di giovani che risparmia pensando all’assistenza medica in vecchiaia.

Il mattone non affascina, i millennials credono più dei boomer nell’azionario


A contribuire a questi mutamenti è anche un altro fattore: la sempre maggiore percentuale di giovani che vivono in una casa di proprietà: acquistata, ereditata o della famiglia estesa. Nel 2018 erano il 66,6% dei 25-34enni, nel 2024 il 73,7%, anche qui con un aumento maggiore di quello verificatosi tra tutti gli italiani. Significa che, risolto il problema dell’alloggio, ci sono più risorse da dedicare agli anni della pensione e ai redditi futuri. Collegato al minor peso del mattone nell’economia e nel risparmio è anche il calo della percentuale di giovani che pensano che l’acquisto di immobili sia un investimento sicuro: tra 2019 e 2024 è passata dal 48,4% al 35,3% tra gli under 25 e dal 48,4% al 21,7% tra i 25-34enni.


Assogestioni conferma la maggiore propensione dei giovani a forme di risparmio più mirate, invece, alle proprie esigenze, quelle di una generazione che ha bisogno, molto più di quelle precedenti, di creare reddito nel lungo periodo. Quindi da un lato crescono, assieme ai redditi, le risorse investite in fondi comuni (passate mediamente, tra 2023 e 2025, da 12mila a 14mila a testa per la generazione Z e da 18mila a 24mila euro per i millennials) dall’altro si assiste a una tipologia di investimento differente, più avanzata. Gli asset azionari rappresentano il rispettivamente il 29% e il 31% dei portafogli dei sottoscrittori della generazione Z e di quelli millennials, contro il 25% di quelli appartenenti alla boomer generation, mentre pesano meno, tra i giovani, liquidità e obbligazionario.


Non solo, tra il 2019 e il 2024 i 25-34enni che hanno investito in fondi comuni e Sicav sono cresciuti dal 9,1% al 18,2%, mentre nello stesso periodo tra tutti gli italiani salivano dal 12% al 17,2%. Sono aumentati bene, dal 2,6% all’8,6%, i giovani della stessa età che hanno affidato parte dei propri risparmi a professionisti della gestione patrimoniale, e anche in questo caso tale incremento è stato maggiore di quello medio, dal 7,7% all’8,8%.

I giovani risparmiatori sono più avversi al rischio dei più anziani


Certo, il confronto è ancora un po’ impietoso se fatto con i numeri relativi ai coetanei di altri Paesi, per esempio quelli americani. Se in Italia i sottoscrittori di fondi con meno di 44 anni rappresentano il 15% del totale, Oltreoceano sono il 30%.


Di maggior peso rispetto alle differenze con l’estero ci sono anche alcuni dati sull’orientamento che le nuove generazioni hanno nei confronti del risparmio. Per il Centro Einaudi tra 2019 e 2024 c’è stata una riduzione della percentuale di 25-34enni disponibili all’investimento di rischio per aumentare i rendimenti, che è passata dal 10,1% al 3%, mentre scendeva dal 7,4% al 5,7% a livello complessivo. Oggi la ratio di avversione al rischio (il rapporto tra quanti sono favorevoli a correre rischi per accrescere il rendimento e quanti non lo sono) è massimo, a 32, proprio tra i giovani di questa età, contro una media di 20,5.


I giovani, insomma, sono più consapevoli rispetto al passato dell’importanza del risparmio ma paradossalmente le maggiori competenze finanziarie (che sono massime proprio tra i giovani) si traducono in una maggiore prudenza, forse legata alla condizione spesso precaria che ancora li attanaglia nel mondo del lavoro.


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